Fipe: Servono correttivi urgenti al sistema dei buoni pasto

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15/02/2020

Il sistema dei buoni pasto è al collasso e se non ci sarà un’inversione di rotta immediata, i dipendenti pubblici e privati potrebbero vedersi negata la possibilità di pagare il pranzo o la spesa con i ticket.

È questa la posizione di Fipe-Confcommercio – la Federazione in rappresentanza dei pubblici esercizi – che mette in luce le difficoltà dell’apparato dei buoni pasto che sempre di più grava nelle tasche delle aziende e che necessita di correttivi urgenti.

L’attuale sistema, infatti, genera una tassa occulta del 30% sul valore di ogni buono pasto a carico delle attività: in Italia tra commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, i bar, i ristoranti, i supermercati perdono 3mila euro ogni 10mila euro di buoni pasto incassati che accettano.

È l’effetto delle gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica amministrazione, che hanno ormai spinto le commissioni al di sopra del 20%.

In seguito al fallimento di Qui!Group nel 2018, la principale società fornitrice di buoni pasto alla pubblica amministrazione, le piccole aziende della ristorazione e della distribuzione commerciale si sono ritrovate con circa 200 milioni di euro di crediti che sarà molto difficile riscuotere.

Un danno questo che poteva essere evitato visto che Consip era consapevole già agli inizi del 2017 delle difficoltà da parte della società di rimborsare i buoni pasto e che si aggrava ancora di più se si pensa che ogni giorno in Italia vengono spesi 13 milioni di euro in buoni pasto.

Ecco perché i vertici delle associazioni di categoria a livello nazionale – fra cui Fipe-Confcommercio – hanno proposto al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro, la revisione rivedere l’intero sistema con l’obiettivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera.