Turismo, Spampani: “Pistoia come una grande destinazione, serve fare rete”
Pistoia, giugno ’23. “Il turismo a Pistoia? Dovremmo pensare alla città come ad una grande destinazione. Per supportarne la frequentazione tutto l’anno serve fare rete, ricorrendo ad un’organizzazione di carattere manageriale. Credo che sarebbe utile orientarci rapidamente verso questo tipo di gestione”. Lo dice Gianluca Spampani, Presidente di Confcommercio Pistoia e Prato, intervistato sul tema da “La Nazione”, sul gong di inizio estate.
Presidente, che stagione ci aspetta?
“L’estate coincide con la grande ripartenza delle attività all’aperto: complice il clima, cresce il desiderio di socialità e porta con sé un’iniezione positiva per quel che concerne i consumi. Penso alla ristorazione, che cerca sempre nuovo personale per i flussi in arrivo, ma anche ai negozi, al commercio in genere. Però attenzione: serve gestire e gestirsi”.
A cosa si riferisce?
“Guardando al quadro economico generale e proiettandoci anche oltre la stagione estiva, emergono segnali evidenti, destinati a produrre ricadute anche sul nostro territorio. Non possiamo pensare che la stagione dei consumi spinti duri per sempre. Accanto a questo, per ragioni di forza maggiore, scema la propensione al risparmio. Dinamiche che incideranno sul Pil. Servono strategie per tutto l’anno”.
Qualche idea?
“Il turismo si sta confermando un asset vitale. Però serve riflettere su una proposta continuativa, capace di trasformare il territorio da punto d’attracco per fare escursioni altrove a destinazione stabilmente desiderabile. L’overbooking di queste settimane è un segnale: con Firenze satura, città come Pistoia e Prato intercettano flussi inediti. Farlo tuttavia non basta, il fenomeno va governato”.
Come?
“Da tempo, come Associazione, puntiamo forte sull’idea di un approccio organizzato alla materia. Pistoia, in fondo, è come una grande azienda. Il turismo un segmento da affidare a figure competenti, che conoscono il mercato internazionale. Il modello suggerito è quello di una DMO. Si tratta di lavorare su una strategia che consenta di fornire servizi ai turisti, di organizzare eventi di spessore e di posizionarci mediante la leva del marketing digitale. Così potremmo valorizzare al massimo le forme di turismo che più ci caratterizzano, quelle legate al buon vivere. Penso ai percorsi slow, alle suggestioni enogastronomiche, alla riscoperta delle proprie radici. Ed i nuovi esplosivi flussi che provengono da Firenze sarebbero messi a sistema. Ma c’è dell’altro”.
Si riferisce al rebranding in ottica sostenibile di Pistoia e Prato?
“Sì. Ad un anno dalla presentazione del progetto, l’idea di una Green Valley è sulla bocca di tutti. Interessa davvero ai decisori pubblici e privati, perché rappresenta un orizzonte di cambiamento sicuramente ambizioso, eppure concreto. La spinta che ci darebbe come destinazione sarebbe fenomenale. Quella alla competitività del territorio, e dunque al benessere diffuso, dirompente. Non è un caso se abbiamo scomodato un think tank basato ad Harvard per il progetto. Agli stakeholder dico: si può fare. Dobbiamo decidere se sbloccare questo pezzo di futuro per il territorio o se continuare a tenerlo in panchina. Per noi l’unica risposta possibile è la prima”.